Citato fin dal 924, Claut evoca nel nome un “clauditum”, un “luogo chiuso”, a significare o un “terreno recintato” o anche una “conca chiusa dai monti”. Posto a 613 metri di altitudine, con poco meno di novecento abitanti, Claut è il centro montano più popoloso della valle e il suo territorio comunale è il più vasto della provincia di Pordenone.

La fisionomia del borgo è ancora in parte caratterizzata da abitazioni rustiche, tra cui alcune case clautane di pietra a portico e loggia, rare testimonianze di un mondo ormai scomparso e di cui il Museo della Casa Clautana è toccante custode: con il merito speciale di essere dedicato alla donna valcellinese, non solo protagonista dei lavori domestici e agricoli, ma anche venditrice ambulante di utensili di legno fabbricati dagli uomini durante i duri inverni. La presenza e l’indipendenza femminile contraddistinguono lo spiritus loci, come testimoniano anche i versi della poetessa Bianca Borsatti nel friulano di Claut.

Claut è luogo di straordinario interesse culturale, etnografico, antropologico, testimone della civiltà di montagna di questo lembo della Valcellina.

Qui si può visitare la Cjasa da Fum, costruita più di quattrocento anni fa, quando la vita domestica delle famiglie si raccoglieva intorno a un modesto fuoco vitale, in un ambiente angusto ancora privo di canna fumaria, condizione che in questa abitazione perdurò fino agli anni Cinquanta del Novecento.

Qui si possono degustare e acquistare prodotti gastronomici tipici come la peta o la petuccia, polpette locali con carni macinate miste (di animali allevati e di selvaggina), salate, speziate, ricoperte con polenta e affumicate.  
Qui è stato rilanciato con successo l’artigianato delle clautane, oscarpèth o scarpets-scarpetz-scarpez o ancora furlane o papusse, le umili scarpe della domenica della montagna friulana, che oggi si stanno affermando nel mondo glamour della moda.

Oltre alla riscoperta delle tradizioni, anche nuove strutture come lo Stadio del Ghiaccio, con la pista di pattinaggio e di curling, o una moderna Sala convegni per congressi e concerti, contribuiscono a rivitalizzare un turismo in forte crescita nelle ultime stagioni.

Grande protagonista di questa rinascita è la natura che abbraccia Claut, con le profonde e selvagge valli che dal paese penetrano in alcuni dei siti più incontaminati del Parco Naturale Dolomiti Friulane, Patrimonio dell’UNESCO. Proprio in questo territorio s’insinua l’alta Valle del Cellina con le sue sorgenti, e con altri luoghi magici. Tra questi Casera Pradut, finestra naturale affacciata su un vasto orizzonte di cime già dolomitiche; e Casera Casavento, con i suoi “silenzi giurassici” tra boschi e pascoli, dove apprezzare prodotti locali a pochi passi da una spettacolare cascata, alla cui base sono impresse impronte di dinosauro. Egualmente spettacolare la Val Settimana, raggiungibile con una strada in parte sterrata di 14 chilometri, fino al Rifugio Pussa, a 946 metri di altitudine. Siamo alle pendici del possente gruppo del Monte Pramaggiore (2.478 m), con sorgenti di acqua solforosa, forre, alte cascate, limpide acque, boschi e pascoli che racchiudono una flora di rara biodiversità. Un ambiente così selvaggio da aver ispirato la nascita del primo villaggio sugli alberi in Italia, precursore nel nostro Paese del tree glamping. Un’esperienza emozionante da vivere, per adulti e bambini, che consente di ascoltare le voci profonde del bosco e ammirare la purezza di limpidi cieli stellati.

Le sette meraviglie della Valcellina

Per scoprire la Valcellina proponiamo sette “panorami digitali” che raccontano i tesori e le peculiarità dei sei comuni della Valcellina e il cuore protetto della Valle: il Parco Naturale Dolomiti Friulane con la Riserva Forra del Cellina. 

  1. Montereale Valcellina
  2. Andreis
  3. Barcis
  4. Claut
  5. Cimolais
  6. Erto e Casso
  7. Parco Naturale Dolomiti Friulane e Riserva naturale Forra del Cellina