Erto e Casso, un unico comune e due borghi con differenti radici e appartenenze: il primo, con un dialetto tra ladino e friulano occidentale, fa parte della Diocesi di Concordia-Pordenone ed era legato al Patriarcato di Aquileia e incluso forse già dall’VIII secolo tra i possedimenti dell’Abbazia benedettina di Sesto al Reghena. Il secondo, con la sua parlata veneta, è di fondazione più recente, compreso nella Diocesi di Belluno-Feltre, già dipendente dalla Pieve di Castellavazzo nella valle del Piave e all’origine popolato da boscaioli e carbonai del Bellunese. Due paesi, dunque, fratelli e geograficamente vicini, ma con storie “lontane” che hanno determinato rapporti non sempre fraterni nel corso dei secoli. 

A dispetto delle differenze, i borghi di Erto (775 m) e Casso (950 m) sono accomunati dalle architetture rurali per cui sono stati entrambi riconosciuti come monumenti nazionali.

Alcune immagini del borgo di Erto Vecchia. Sotto un momento della processione del Venerdì Santo

A Erto Vecchia, spesso evocata nelle pagine dello scrittore, scultore e alpinista ertano Mauro Corona, le case di pietra delle cave locali, con colori dal bianco al rosato, mostrano ancora muri originari sapientemente costruiti con piccoli sassi incastrati tra loro. Percorrendo la centrale via Roma, le viuzze e le assorte piazzette, si scoprono vecchie fontane, residui portici, ormai rari balconi con scale esterne di legno e qualche feritoia orizzontale sopra le porte che serviva per far uscire il fumo alimentato internamente nella busa dal fèuc, la“buca del fuoco”. In questa atmosfera arcaica, la sera del Venerdì Santo si svolge da quattro secoli la sacra rappresentazione della Passione e della Morte di Gesù, che coinvolge tutto il paese.

Casso colpisce invece per le sue caratteristiche “case-torri”, costruite con una pietra locale ora grigia ora dai colori caldi, e per il fitto labirinto di stretti e ripidi vicoli ancora acciottolati che si rianimano durante la bella stagione, quando le stalle dismesse si aprono per ospitare mostre d’arte e di artigianato.

Ai margini del borgo, quasi a strapiombo sulla valle sottostante, l’ex scuola elementare accoglie il Nuovo Spazio di Casso, centro sperimentale per la cultura contemporanea della montagna e del paesaggio, che con la sua terrazza sospesa fronteggia l’impressionante frana del Monte Toc: un’iniziativa di Dolomiti Contemporanee per stimolare e avviare nuove riflessioni attraverso l’arte e contribuire a riattivare un mondo fermatosi la sera del 9 ottobre 1963. Oggi la memoria del Disastro del Vajont, che causò 1.910 vittime di cui 158 solo a Erto e Casso, resta viva nella Mostra permanente allestita nel Centro Visite di Erto, un toccante omaggio alla fine di un’epoca, di una comunità e di una civiltà di montagna. 
Dal coronamento della Diga del Vajont – la più alta ad arco del mondo con i suoi 261,60 metri – si coglie la mole di questo ardito monumento dell’ingegneria, ma s’impone anche una riflessione critica sul rapporto tra l’uomo e la natura e sui limiti che esso comporta.

Sotto, alcune immagini del Nuovo Spazio di Erto, con la passerella sospesa sulla frana dekl Monte Toc, da cui si staccarono più di 270 milioni di metri cubi di roccia

La tragedia del Vajont, con il suo impatto devastante, ha nutrito e consolidato una sensibilità ambientale che ha contribuito a mantenere integra gran parte di questo territorio, con alcune tra le aree più interessanti del Parco Naturale Dolomiti Friulane: prima fra tutte la vertiginosa Val Zemola, frequentata da appassionati di canyoning di tutto il mondo, ma anche da alpinisti e escursionisti che possono contare su bivacchi e strutture gestite, come il Rifugio Maniago e il Rifugio Cava Buscada. Da queste basi è possibile conquistare siti alpini spettacolari, come il regno degli stambecchi di Forcella Duranno o le formazioni geologiche stratificate dei Libri di San Daniele sul Monte Borgà. 
Anche il versante sud offre interessanti opportunità escursionistiche, nella selvaggia Valle del Mesath sotto il Col Nudo (2.471 m) partendo dal Rifugio Casera Ditta, o semplicemente alla riscoperta di una natura che rinasce sulle ferite del Monte Toc. 

Le sette meraviglie della Valcellina

Per scoprire la Valcellina proponiamo sette “panorami digitali” che raccontano i tesori e le peculiarità dei sei comuni della Valcellina e il cuore protetto della Valle: il Parco Naturale Dolomiti Friulane con la Riserva Forra del Cellina. 

  1. Montereale Valcellina
  2. Andreis
  3. Barcis
  4. Claut
  5. Cimolais
  6. Erto e Casso
  7. Parco Naturale Dolomiti Friulane e Riserva naturale Forra del Cellina